Boyer Anne - Indumenti contro le donne

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A quale tradizione si può ricollegare un libro così anomalo per la cultura letteraria italiana come Indumenti contro le donne di Anne Boyer? Forse solo a quella tradizione dominata da frammentismo, saggismo e metascrittura, in cui eccellono Anne Carson (The Albertine Workout) e Maggie Nelson (Bluets). Una tradizione basata sulla commistione tra registro argomentativo, prescrittivo e privato/diaristico, in cui, di colpo, e con la massima naturalezza, ci si trova al di là del problema del lirismo, dell’autenticità e della bella scrittura, per misurarsi invece con un’inarrestabile volontà di comprendere la vita attuale nella sua datità e nelle sue infime, infinite articolazioni.

Coerente quasi fino all’incoerenza, solo un’autrice come Anne Boyer poteva coniugare uno sguardo tanto acuminato e crudele al sentimento classico della pietas: perché, in fondo, ruminare sulle contraddizioni del reale significa edificare un nuovo modo di vedere il mondo, e, di fatto, una nuova lingua poetica.