Brecht Bertold - Dialoghi di profughi

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«Una buona causa la si può sempre esporre anche in modo divertente», così afferma al tavolino di un ristorante della stazione di Helsinki il fisico Ziffel che, scappato dalla Germania nazista, ora passa parte delle sue giornate a dialogare con un altro esule tedesco, l’operaio Kalle. Mentre l’Europa sprofonda nell’incubo della Seconda guerra mondiale, i due discorrono degli argomenti più disparati, dall’Invadenza degli uomini importanti al Triste destino delle grandi idee, dalla Peculiarità della parola «popolo» al Metter radici, dalla Paura del caos al Pensare come piacere, in un irresistibile botta e risposta sorretto dalla battuta e dal paradosso.

In quest’opera di limpida lucidità, composta nel 1940 durante l’esilio finlandese, Brecht mette a processo le sue stesse idee e offre un sarcastico repertorio delle contraddizioni dei sistemi politici. Ne nasce così un beffardo elogio del rifugiato che si leva come una risata di scherno contro tutti gli ottusi custodi delle frontiere.