Jabès Edmond - Dal deserto al libro. Conversazione con Marcel Cohen
14,00 €
«Proprio ai limiti della città il deserto rappresentava per me una rottura salvatrice. Rispondeva a un bisogno del corpo e dello spirito e mi ci inoltravo con desideri del tutto contrastanti: perdermi, un giorno, per ritrovarmi. Il posto che ha il deserto nei miei libri non è dunque una semplice metafora». Per Edmond Jabès, ebreo e scrittore (come lui stesso amava dire), cresciuto in un paese arabo, di nazionalità italiana, e di madre lingua francese, antifascista, costretto poi all’esilio in Francia, l’essere straniero e l’inquietudine dell’ospitalità sono un destino, un cammino. Il deserto è per lui uno spazio senza tempo, vuoto, immenso. Luogo della presenza dell’assenza. Di una parola stregata dal silenzio che la abita. Il desiderio di un Libro assoluto e impossibile precede il mondo. Come se in un curioso rovesciamento la scrittura venisse prima dell’oralità. «Il mondo esiste perché il libro esiste». «Il nome ci precede», e ancora «è la nominazione che ho tentato di ritrovare».

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