Longhi Roberto - Proposte per una critica d'arte

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Roberto Longhi ha dato alla pittura la sua voce. Pasolini scrisse che l’uomo che veniva in aula, parlava da quella cattedra, e poi se ne andava, in un inverno bolognese di guerra del 1941, aveva l’irrealtà di un’apparizione. Eppure nulla di divinatorio o di estetizzante è nel suo stile, sempre inteso a restituire con fedeltà da “filologo” ciò che l’occhio vedeva. Soltanto un lucido, umile ascetismo di osservatore del moto delle forme. Storie di evasioni, riuscite o no, dalle chiuse dottrinali, Proposte per una critica d’arte è un documento strategico del metodo longhiano. L’andatura è leggera, a volo di uccello, come casuale, ma mai svagata. Si lascia indietro le parole della filosofia, inadatte ad esprimere cose che non sono nate come concetti: le opere dell’arte. E sulla strada diritta e sinuosa dei pittori fa i nomi dei poeti e dei prosatori piuttosto che degli storici più creduti. Ecco il rapporto aperto, inusitato, di arte e letteratura cui la critica di Longhi ancora corrisponde.