Moro César - La tartaruga equestre e altre poesie
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“Mario Vargas Llosa, di cui Moro fu insegnante di Francese presso il Collegio Militare Leoncio Prado di Lima, lo ricorda «puro, perché non commercializzò mai l’arte, né falsificò i suoi sentimenti, né posò da profeta come quelli che credono che la rivoluzione esiga da loro solo trasformare la poesia in una cenciosa vociferante»; e aggiunge che «la sua purezza non ha niente a che vedere con quella specie di fuoco d’artificio, con quella tendenza a isolarsi, a prescindere dall’uomo e dalla vita, che impregna una certa poesia da salotto di un penetrante odore d’onanismo e di sarcofago». Moro, continua Vargas Llosa, era «un grande poeta» perché possedeva «quella qualità indefinibile, che certi autori ci rivelano quando ci mettono in contatto immediato con aspetti inusitati della realtà, quando ci scoprono zone impreviste della sensibilità e delle emozioni, ci trasmettono il mistero, l’allegria o il dolore delle cose e degli uomini»”.
Da una Nota di Stefano Strazzabosco

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