Pop Ioan Es. - Un giorno ci svegliamo vivi
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Pop ha vissuto trent’anni sotto il regime comunista, e la sua esperienza si colloca a cavallo di due epoche della storia rumena, avendo come spartiacque il 1989, anno dell’insurrezione popolare e della fine di Ceaușescu. L’evocazione di questo sfondo storico non ha come scopo quello di fornire delle chiavi di lettura introduttive, in quanto è semmai la poesia che apre, in quello sfondo, squarci che la parola storica non può dire. Questo vale particolarmente per l’opera di Ioan Es. Pop: la sua è una poesia del fondo, di ciò che rimane sul fondo, di quel che resta dell’umano, quando lo si sia liberato delle sue parti migliori. Da questo punto di vista, il nichilismo che pervade i suoi testi potrebbe costituire un esperimento formativo per tanta parte della poesia che si scrive e si legge oggi in Italia, poesia che rivendica il nobile intento di resistere, di difendere qualcosa di autentico, profondo, bello di fronte alla volgare inautenticità del fiume di merci che scorrono sul mondo.

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